Prima di Mesiano… andate a VOTARE!!!

Momento serio! Un attimo di attenzione! Prima dell’aperitivo di mercoledì c’è un altro appuntamento importante per tutti noi studenti: le elezioni dei nostri rappresentanti nei dipartimenti e negli organi maggiori.

Andare a votare è importante, noi studenti senza rappresentanti non abbiamo né voce né tutele.

Ci sono tre persone davvero squisite e competenti candidate con la lista UDU-UNITiN, Gabriele Hamel candidato per il Senato Accademico, Francesco Bolla per il CDA Opera e Michele Urbani per il Comitato Paritetico che meritano la nostra fiducia.

Domani e dopodomani il consiglio è di votare per loro!

Ci si vede mercoledì!

Relazione 23/5/2013 – Incontro con gli studenti di edile-architettura

“I rappresentanti degli studenti sono presenti con il compito di tutelare gli interessi degli studenti all’interno della Facoltà, ed in particolare nel Consiglio di Facoltà e nel Comitato paritetico per la didattica.” (http://www.unitn.it/ingegneria/2128/rappresentanti-degli-studenti)

Premessa – i civili dove sono?

I rappresentanti degli studenti rappresentano i propri colleghi dei Dipartimenti di Ingegneria Civile, Ambientale e Meccanica includendo in questo contesto anche il corso di ingegneria Edile-Architettura. L’incontro era aperto a tutti gli studenti del dipartimento, che raccoglierà presto la totalità degli iscritti al distaccamento di Mesiano, con la migrazione del DISI (gli industriali aggregati) verso la nuova sede di Povo.

Sostanziale è la differenza fra i corsi di studio in civile/ambientale ed edile, a partire dalla forma del percorso di studi fino ai differenti obiettivi formativi che i due corsi si pongono. Per quanto le criticità che si sono andate sottolineando sono trasversali ai due ordinamenti, i corsi di civile e ambientale rimangono di ispirazione molto tradizionale, sia per l’impostazione degli insegnamenti che per le competenze in uscita richieste, tanto che gli stessi studenti frequentanti percepiscono come sistemiche la maggior parte delle problematiche, rinunciando spesso ad un’occasione di confronto e alla messa in discussione della didattica e del carico di lavoro. L’ingegnere civile, o ambientale, sembrerebbe da un lato formato al sacrificio che il suo corso di laurea richiede e dall’altro avvilito dall’impossibilità di incidere contro una struttura accademica che si fa forza di cinquant’anni di esperienza didattica. A questo in particolare e ad un’asimmetria informativa imputabile  agli stessi rappresentanti dall’altra si fa ricadere la scarsa presenza di studenti di ambientale e civile.

Nel corso di laurea in ingegneria edile-architettura le criticità comunque presenti in tutti gli ordinamenti si acuiscono per la concentrazione degli insegnamenti scientifici negli ultimi anni di percorso e per la preponderante presenza di laboratori e prove ex-tempore dei corsi di architettura. L’edile è vittima di una sovrapposizione, vissuta in manieta conflittuale, di corsi a taglio scientifico e architettonico in cui la stessa docenza fatica a far quadrare obiettivi formativi spesso troppo ambiziosi. L’incapacità del corpo docenti di ristrutturare i programmi tecnici per un percorso che, stando alla proporzione dei crediti, non può dedicare più del 50% del carico di approfondimento agli insegnamenti ingegneristici, con evidenti ripercussioni sulla preparazione fisico-matematica, e la rigidità dei corsi di architettura che troppo frequentemente richiedono un impegno fuori orario, come vedremo, riducono lo studente di edile a dover rincorrere una regolarità degli studi che solo un’infinitesima quota della coorte raggiunge.

Di questo si è parlato con gli studenti e di questo i rappresentanti continueranno a parlare con gli studenti perché la loro esperienza sia base di discussione per un’ateneo, quello trentino, che può davvero porsi come nuova eccellenza nel panorama nazionale.

Report

L’iniziativa si inserisce all’interno del Over The Hill festival, l’evento musicale e di aggregazione promosso quest’anno da ASI Leonardo. Una giornata, quella del giovedì, è stata dedicata al contatto con gli studenti. I rappresentanti sono stati invitati ad intervenire in questa occasione per fissare un punto della situazione, con l’intento di ripetere l’esperienza annualmente.

Presentazione delle criticità salienti

I punti chiave che vanno indagati per poter giungere ad una reale e fattiva analisi delle criticità, emersi dopo un confronto tra i rappresentanti degli studenti sono i seguenti:

  • Struttura del corso, e quindi la normativa vigente che regola il manifesto europeo del corso di edile;
  • L’accessibilità al corso, quindi la valutazione del test d’ingresso ed un’eventuale analisi degli abbandoni o dei trasferimenti nei primi due anni;
  • Il riepilogo delle statistiche (Almalaurea).

Fatto ciò si giungerà alla presentazione delle criticità riscontrate, e di seguito le proposte.

Durata media degli studi: 7.5 anni

La durata canonica degli studi dovrebbe rientrare nei 5 anni. Il dato è in linea con la media nazionale, sollevando così Trento da responsabilità dirette ma immischiandolo nella mediocrità degli atenei italiani, da cui l’ateneo si cerca spesso di smarcare.

Trento potrebbe e dovrebbe cogliere l’occasione per differenziarsi dagli altri atenei e puntare ad un percorso di studi regolare, senza perdere in didattica. Questo andrebbe a diretto vantaggio degli studenti, che di media guadagnerebbero due anni di anticipo sul mondo del lavoro rispetto ad ogni altro ateneo, e dell’ateneo che diventerebbe meta allettante per tutti gli aspiranti ingegneri.

Questo obiettivo deve essere perseguito senza provocare carenze nella didattica e garantendo il raggiungimento degli obiettivi di formazione caratterizzanti della nostra professione. Come si può fare a ridurre la durata media degli studi (e quindi gli abbandoni) senza compromettere una didattica già troppo fragile?

A nostro avviso l’analisi dovrebbe partire dalla considerazione di due fattori:

  1. riconoscimento del reale carico di lavoro settimanale per un edile, riconoscendo che lo studente difficilmente riuscirà a sostenere l’impegno richiesto da ogni corso nei 10 semestri previsti;
  2. identificazione di obiettivi didattici specifici e realistici per il corso di edile, che necessariamente si devono scostare dai requisiti pretesi per i civili. La figura dell’ingegnere edile-architetto non può essere la somma algebrica di un ingegnere strutturista e di un architetto veneziano. Esistono diversi approcci alla professione, molto più moderni e efficaci. Il corso di edile si ispira ad un modello europeo? anche la didattica deve essere europea.

Una prima analisi dei dati pubblicamente a disposizione, riferita in special modo al numero di esami superati nell’a.a. di frequenza varia dal 48% al 53% di quelli previsti nel piano di studi per lo stesso anno. E questo è diretta conseguenza dell’accumulo di crediti maturato nel primo anno risultante in 37 – 39 CFU su 63 previsti nel piano.

Questo dato, molto spesso sottovalutato, porta ad un ritardo cronico in tutta la carriera dello studente; vale a dire una carriera che si espande a 7 – 8 anni. Questo fatto rende gli studenti poco competitivi una volta ultimato il percorso di studi, poiché, confrontati con i colleghi europei, risultano avere un’età più avanzata per un medesimo datore di lavoro.

La media di 7 – 8 anni porta gli studenti, magari supportati dalla famiglia per una carriera della durata di 5 anni, a doversi rendere autonomi dal punto di vista finanziario, comportando quindi ulteriori ritardi.

Nondimeno va valutato il mercato di oggi. Gli studenti trentini risultano 100% occupati dopo tre anni dal conseguimento del titolo. considerando che la media d’età alla laurea è compresa fra i 25 e 27 anni, per la media degli iscritti si prospetta occupazione entro i 30 anni di età con stipendi attorno ai 1000 euro al mese per gli uomini e 755 euro per le donne, senza aver maturato anni di pensione, con la prospettiva di almeno 2/3 anni di formazione interna (30-40%) e prospettive di carriera e professione libera solo per una percentuale risibile (<18%).

L’ingegnere trova lavoro, mal pagato (per la difficoltà della laurea), deve essere formato alla professione e non ha grandi possibilità di carriera, difetto insito nella professione. In ogni caso il bilancio è positivo, in quanto l’80% è soddisfatto (più o meno) della scelta fatta.

Questo porta a due immediate conclusioni:

  1. da un lato la preparazione in uscita parrebbe troppo diversa da quella richiesta dal mondo del lavoro (solo il 44% è impiegato in edilizia);
  2. da un altro la forma mentis e la preparazione logico-fisica fornisce spesso al laureato in ingegneria una chiave di lettura e una capacità di comprensione dei problemi che nel mercato può essere ben spesa.

Come si può gestire questo fatto? Anzitutto ammettendolo e riconoscendo che non esistono percorsi di merito. Il merito si riduce spesso ad un buon rapporto con i docenti che portano avanti progetti di ricerca o attività extra curricolari, ma di fatto uno studente meritevole percorrerà lo stesso corso di studi di qualsiasi altro studente. Ripensare il raggiungimento degli obiettivi formativi può passare anche per la differenziazione dei percorsi di studi per gli studenti che hanno inclinazione per la materia e che credono in uno sviluppo professionale di ricerca e approfondimento, contro una maggioranza della coorte decisamente più pragmatica che persegue il titolo di studi in funzione di un’impiego professionale, che a Trento è ancora garantito. Valorizzare il merito e soddisfare i minimi.

Compito del riesame, della valutazione del corso di studi da parte degli studenti, e quindi un focus sugli esami che creano più di altri imbottigliamenti e ritardi, sarà quello di confermare ed avviare azioni correttive in special modo per le difficoltà maggiori riscontrate.

Il primo confronto diretto tra studenti e rappresentanti

I rappresentanti introducono l’iniziativa presentando brevemente se stessi, in modo da permettere agli studenti di avere un riferimento diretto.

Dopodiché viene mostrata una panoramica dei dati ricavati da Almalaurea, in cui si evidenziano principalmente il voto medio degli esami, il voto medio di laurea, la durata media degli studi, la percentuale dei laureati in corso, la percentuale di coloro che hanno avuto modo di partecipare al programma Erasmus – Socrates ed altri dati.

Prospetto dei dati Almalaurea presentati il 23/5/2013.

Prospetto dei dati Almalaurea presentati il 23/5/2013.

Settimana tipo di uno studente di Edile-architettura

Per porre maggiore attenzione, e per presentare quindi quello che è il carico di lavoro di uno studente di Ingegneria Edile-Architettura, i rappresentanti hanno pensato di illustrare la settimana tipo di un frequentante del II anno, II semestre.

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L’analisi è stata fatta prendendo le ore a calendario ufficiale, per poi dividerle in due categorie: le ore di laboratorio architettonico e le ore di lezione scientifica, frontale.

Fatto questo, abbiamo incrementato con le relative ore di studio e lavoro a casa.

Attraverso poi l’implemento delle funzioni fisiologiche, ottimizzando le ore di sonno, siamo giunti quasi ad occupare tutte le ore disponibili.

L’elaborazione del dato vuole essere una presa di coscienza per ogni studente dell’importante impegno profuso nel corso di studi.

Gli studenti si adoperano molto e hanno scelto di farlo, ma lo possono fare solo compatibilmente con le esigenze di un essere umano (anche se edile-architetto!).

Commenti da parte dei rappresentanti

I rappresentanti prendono la parola e, attraverso un’analisi mirata anno per anno, richiedono ai presenti le difficoltà riscontrate per ogni coorte.

Interviene un dottorando presso il POLIMI, che lavora come assistente presso la facoltà di architettura seguendo le revisioni dei ragazzi, quindi attivamente coinvolto nel processo di conoscenza e valutazione degli aleaborati acrhitettonici.

Ci siamo confrontati con le esperienze da lui portate e la diversa forma di somministrazione della didattica, utilizzata presso il Politecnico.

Ciò torna molto utile per quanto concerne il confronto tra architettura ed ingegneria edile-architettura. Quanto emerge è una grande difficoltà per gli studenti di Trento ad interfacciarsi con corsi che risultano essere identici a quelli di architettura, con lo stesso dispendio di tempo e dalle caratteristiche estremamente similari.

Questo permette un ragionamento: come è possibile che in cinque anni gli studenti pretendano di apprendere le medesime conoscenze che si acquisiscono in cinque anni di architettura con una frammistione estremamente ingerente della parte ingegneristica?

E ciò avviene già dai primi anni.

Richieste da parte degli studenti

Punto di vista dei fruitori del corso

Ciò che emerge è proprio questo, ovvero la disparità del carico di lavoro che parte ingegneristica e parte architettonica promuovono. E’ quindi un confronto tra gli insegnamenti ingegneristici e architettonici che spesse volte viene vissuto in modo conflittuale anche dalla docenza, non essendo integrato e ragionato per una figura professionale che non vuole essere un IBRIDO, ma bensì una SINTESI tra i due attori principali della progettazione edilizia.

Facendo un’analisi delle varie coorti che vogliono conseguire il titolo di studio ciò che viene sottolineato è quanto segue:

Anno II

  • Troppo tempo dedicato al comparto progettuale con scarso riconoscimento del lavoro svolto;
  • Materie scientifiche trascurate per via delle scadenze progettuali e successive ripercussione su esami del IV/V anno;
  • Appunti  e dispense approssimativi e poco strutturati, inadatti allo studio;
  • Docenti assenti alle lezioni, carico didattico scaricato su più collaboratori o persone esterne con risultato di didattica frammentata e confusa (esami architettonici);
  • Scorporare materie scientifiche ed architettoniche in due semestri diversi?

Anno III

  • Esami scientifici richiedono la stessa preparazione della controparte civile, che ha preparazione più approfondita;
  • Aggiornare obiettivi formativi?
  • Abbassare il livello?
  • Snellire esami scientifici, non sufficiente tempo e mancano basi;
  • Schema fisso da direttive europee ma pare che problema sia solo italiano;
  • Togliere laboratori ed inserire stage obbligatori?

Anno IV

  • Obiettivi poco chiari, troppa teoria;
  • Programmi non definiti, spesso syllabus inesistenti;
  • Necessità di avere programmi chiari e disponibili in rete;
  • Ci deve essere una logica nelle date degli esami;
  • Lezioni in lingua inglese assolutamente inesistenti.

Anno V

  • Nessun legame università azienda, due mondi scollegati;
  • Laboratorio di tesi inutile, perché non sostituire con tirocinio?

Ricordiamo infine che le dichiarazioni e commenti sono personali e fatti in fiducia ai rappresentanti degli studenti.

Proposte e problemi della didattica

Anno II

Gli studenti sono costretti a risentire degli screzi dei professori: litigi tra insegnanti dello stesso corso o corsi diversi.

Durante Composizione 1 vi è stata una diatriba tale tra i professori che gli studenti hanno dovuto fare due progetti diversi.

Provette di Statica e Chimica risultano estremamente ravvicinate nel tempo, pertanto risulta praticamente impossibile studiarle, anche grazie ai laboratori e alla necessità di presenza obbligatoria.

Professori minacciano di non scrivere determinati fatti nei questionari.

Anno III

Progetto di Composizione 2 e Architettura Tecnica 2 è il medesimo, ma quando si affronta Composizione 2 non vi è cognizione di causa, in quanto i professori dicono di eliminare pilastri e travi “inestetiche”.
Quando si analizza il progetto in Architettura Tecnica 2 si è costretti a ripeterlo ex novo.

Esami scientifici: Scienza delle Costruzioni e Fisica Tecnica risultano essere due vincoli di estremo spessore, in quanto richiedono una preparazione che spesso risulta essere irraggiungibile.

Disegno Automatico risulta essere estremamente valido, ma vale pochi crediti per il carico di lavoro richiesto.

Architettura Tecnica 2: “dimenticate quanto fatto da Architettura Tecnica 1”.

Anno IV

Durante Composizione 3 il professore ha fatto la scelta di annullare parte teorica e fare soltanto laboratorio, a dicembre si aveva già il voto.

Idraulica: modalità d’esame molto complessa, spezzettata in più parti, troppi contenuti ex-novo, mancano basi, spesso lezioni non finite, all’esame si hanno esercizi spesso non spiegati, il professore lamenta di non avere a disposizione fondi sufficienti per pagare esercitatore e proporre appelli straordinari. Stessa pretesa di civile mentre dovrebbe essere Costruzioni di idraulica con Nozioni d’Idraulica. Blocca tantissimi studenti per 6 crediti.

Tecnica Urbanistica: quantita di teoria enorme, i professori del corso non comunicano tra loro, corso disorganizzato, esercizi non spiegati.

Restauro: cambio docenti tra un anno e l’altro risulta essere di estremo vincolo per gli studenti.

Sarebbe auspicabile un progetto armonico tra tutte le aree (paesaggio, urbanistica e parte architettonica), come viene proposto all’estero.

Anno V

Geotecnica: ritmo insostenibile, parte teorica infinita, stessa pretesa di civile dove hanno appelli separati (geotecnica e poi fondazioni), è un esame pesantissimo e blocca tantissime persone per 9 crediti, modalità di verifica assurda (due esami scritti di esercizi, due di teoria e un orale omnicomprensivo, per un totale di 7 ore, minimo, ammesso e non concesso che l’orale duri soltanto un’ora, d’esame).

Esami a scelta: non chiara modalità di scelta degli esami, spesso gli studenti arrivano esausti e pochi vertono su esami ingegneristici noti per la loro “difficoltà”, con la conseguenza che ciò comporta.

 

Proposte generali

Rendere pubblica la valutazione degli studenti appena finito il corso, in modo tale che tutti possano vedere.

Syllabus precisi, in cui venga elencato ciò che viene illustrato durante il corso, in modo tale da poter essere una guida per capire ciò che è necessario sapere per l’esame.

Le proposte suggerite per un adeguamento, o quantomeno, per avviare un’azione correttiva sono la suddivisione delle modalità di esame in 3 macro aree da seguire.

Gestione degli appelli straordinari da parte dei rappresentanti (misura d’emergenza)

Valutazione congrua per tutti i diversi corsi, adeguata al carico di lavoro e ai CFU dedicati. (valuatata ad esempio sul carico di lavoro settimanale).

Questionari mirati, al fine di migliorare la distribuzione del carico lavorativo da parte dei docenti.

 

In fine

Questa prima esperienza ha portato a risultati molto positivi, con una buona risposta da parte degli studenti che si sono dimostrati sensibili alle criticità sollevate dai rappresentanti, confermando circostanze e cause, profonde o meno, di disagi nei corsi di studio e in specifici insegnamenti. Si cercherà di riproporre l’incontro su temi specifici, andando a raccogliere le testimonianze per elaborare a analisi e proposte sempre più strutturate e operative.

È molto importante che gli studenti riportino ai loro rappresentanti i problemi e i difetti dei propri corsi, relativi sia alla didattica che agli esami, così come al carico di lavoro e alla qualità della loro esperienza universitaria. Saremo ben lieti di raccogliere e portare la loro voce nei tavoli di autovalutazione e amministrazione della didattica, perché l’università ruota e deve ruotare attorno agli interessi studenti.

I vostri rappresentanti DICAM

Roberto Covi, Nicola Loss, Davide Luchi, Edoardo Righetti, Francesca Parolini, Luca Rubini e Rocco di Filippo

Un ringraziamento particolare va a Nicola Ianeselli, edile, per la collaborazione e l’impegno per questo incontro e per gli anni passati come rappresentante attivo e determinato, la sua esperienza personale e la sua capacità di analisi hanno permesso di arrivare  a questo documento e di dare forse vita ad una rappresentanza degli studenti più consapevole e tenace.